Nella valigia mi porto

07.11.2013 23:36

Che poi in primis mi ricorda proprio quegli ultimi giorni di lenta e passiva agonia, questo stupido giochetto di aggregazione. Ci faceva ridere ricordo, e sta volta non lo gioco in comitiva ma da solo (novità?!). Sul letto c'è una valigia. Sarà un pò più pesante rispetto all'ultima volta che l'ho disfatta, per tutti i bei souvenir che porterò indietro con me, ma sarà anche un pò più leggera per quanti macigni, per fortuna e non soltanto, su questo petto non gravano più.

Innanzitutto nella valigia mi porto un po’ di coscienza, se è questa la parola più adatta per racchiudere ciò che intendo. La consapevolezza che il fato qualcosa di suo in effetti lo fa, e bisogna starci, ma che per il resto nulla è da lasciare al caso. Nulla è scontato, nulla è dovuto, nulla è facile, ma nulla tuttavia è proibito. La consapevolezza che spesso battersi può non bastare, ma che non battersi è il suicidio, punto.

Nella valigia mi porto sicuramente qualche chilo di troppo sui fianchi e nelle spalle. Io credo che nell’elaborazione di un trauma ci siano due fasi. Dopo ogni calcio nei denti c’è un tempo per dimagrire e un tempo per ingrassare. Venni qua che ero un’alice difatti, perché quando la ferita brucia chiude lo stomaco. Quando poi smette di bruciare però, lascia il vuoto. Il vuoto di una sedia tolta da sotto al sedere, di quel bruciore che era troppo forte per permetterti di prestare attenzione a qualsiasi altra cosa prendendo tutto te stesso tanto che oltre quel dolore non c’è più niente e te ne accorgi quando esso non c’è più. I vuoti poi d’istinto, si devono pur riempire.

Nella valigia mi porto un pò di cultura, che non guasta mai. Non avrò letto più di 3-4 libri negli ultimi 15 mesi, nè ho seguito corsi o cose del genere. Parlo di cultura per estensione del termine. Di cultura del lavoro, di cultura del sacrificio, del successo e della delusione, del nulla è mai facile; cultura come sapienza ed esperienza, forse disillusione, forse rassegnazione, ma cultura era effettivamente meglio.

Nella valigia mi porto in compenso un bel po’ di speranza. I sogni sono sogni perché restano tali, ma la dimensione in cui vivere in fin dei conti ce la possiamo scegliere solo noi, e se scegliamo di vivere nei nostri sogni, allora è proprio i nostri sogni che fino a prova contraria staremo vivendo. Ed io voglio viverli, una volta in più, per tutte le volte che in passato non l’ho fatto.

A proposito dei sogni: nella valigia mi porto anche un botto di sonno arretrato che però non voglio dover recuperare. Chi si ferma è perduto, e questa consapevolezza, più di ogni altra, è la cosa più importante che mi porto nella valigia.

Nella valigia mi porto fame, voglia di rivalsa, un sostegno metallico invisibile per mantenere la testa alta per il resto dei miei giorni. Abbassare la testa mi fece abbassare la guardia, e con essa ogni prospettiva e ogni speranza.

Nella valigia mi porto un vento fresco e umido. Quello che all’alba soffia e ti scuote i capelli mentre sei affacciato al muretto di un lungomare. Quello che soffia sul viso di chi guarda avanti, perché sa che la notte, tra strascichi probabilmente, tra ingiustificata esaltazione e temerario ottimismo, è finalmente passata.

Nella valigia mi porto nonostante tutto un po’ di paura. Paura che si abbattano tsunami sui miei castelli forse di sabbia. Ma tra la paura di affrontarla e la paura di fuggirle, è più forte quest'ultima ed io le sfuggirò.

Nella valigia mi porto due spalle larghe come la muraglia cinese. La paura oggi fa paura, domani fa forza. Senza l’elenco dettagliato, basta dire che ciò che non uccide fortifica. Non oggi, non domani, neanche dopo domani, ma se stai soffrendo per qualcosa che non sia irreversibile, ri-parlamene tra 15 mesi.

Ma soprattutto, e qui veniamo all’illustre citazione della vigilia: il coraggio…

“Ora il coraggio è nelle mie pupille, il solo vero bagaglio tra i mille della lista…”

 

(Raige – Coraggio) più che mai canzone della settimana di Nipes.it

 

“Libero com’ero stato ieri, ho dei centimetri dei libri sotto i piedi, adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori.”

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